21 marzo 2008

Tanti Auguri

Tantissimi auguri per una Pasqua piena di luce e felicità!


10 febbraio 2008

Trasloco temporaneo

Ebbene sì, è questo il motivo di questa lunga assenza: mi sono momentaneamente trasferita su un altro blog. Il mio nuovo indirizzo di casa è: http://sustainability.viublogs.org/

...aspetto molta posta anche al nuovo indirizzo!;)

4 gennaio 2008

L'euro (4) in Cina?

A sentire quanto pubblicano alcune agenzie di stampa specializzate nell'automotive, dal primo di Gennaio il settore, in Cina si tinge i verde. Come buon proposito per l'anno nuovo, dal primo gennaio sono in vigore per la citta' di Pechino le norme anti-inquinamento Euro4 nell'ambito dei un pacchetto di misure tese a migliorare la qualita' dell'aria in vista dei Giochi Olimpici.
Non proprio Euro 4 a dire il vero, ma China 4 (che fantasia...), che dovrebbero essere equivalenti a quelle europee (e vista la loro innegabile bravura nell'imitare lo prendiamo per vero!).
Secondo alcuni studio, quasi la metà dell'inquinamento atmosferico della capitale del sol levante è dovuto all'inquinamento provocato dalle milioni di auto che la percorrono ogni giorno. Con le nuove norme si potra' ottenere un risparmio di 1.840 tonnellate di diossido di zolfo in piu' dopo che le norme China 3, entrate in vigore a fine 2005, avevano tagliato le emissioni di 2.480 tonn.

...o sono meglio i ticket alla Moratti!?

for more info: here,& here,


------------ by keevindooley@flickr-------------

28 dicembre 2007

Merry Christmas


--------------by TIO...s @ Flickr------------

13 dicembre 2007

Ti accorgi di vivere nel 2007, in Italia quando...

... ti accorgi andando a lavoro che tutti ascoltano i discorsi di tutti per capire dove si possono ancora trovare provviste di latte fresco,
....quando ti trovi bloccato in mezzo al traffico non per un incidente o dei lavori in corso ma perchè le macchine sono in coda per fare il pieno all'unico distributore ancora aperto,
... quando il benzinaro sotto casa tua chiude alle 11 della mattina nonostante la fila di gente implorante un goccio di verde e decide di prendersi qualche giorno di ferie,
...quando vedi dei camionisti tagliare la gomme ad altri camionisti, argomentando sul da farsi nonostante le decisioni del loro sindacato,
...quando realizzi che una sola categoria può paralizzare un paese dopo due soli giorni di stop.


-------------Christian Bachelier @ Flickr-------------

5 dicembre 2007

Divorzio no no no

http://www.blogger.com/img/gl.link.gifIl vostro migliore amico è in un difficile momento del suo matrimonio e non sapete cosa dirgli per fargli tenere i pezzi insieme? Se avete già provato con i "è solo un momento, passerà" e i "ripensa alle cose belle che avete passato insieme" ma non c'è stato verso di distoglierlo dalla sua idea di troncare la relazione, due ricercatori della MIchigan University hanno scoperto quello che fa per voi. Un buon motivo per non divorziare è infatti che inquina e rovina l'ambiente, traducendosi in uno spreco di luce, acqua gas&C. che può toccare fino al 61%. Una notizia che lascia tutti certamente basiti: una novità inimmaginabile il fatto che un minor numero di persone per nucleo familiare aumenti poco meno che proporzionalmente il costo, e quindi il consumo dell'abitare. Così questi scienziati si sono cimentati in qualcosa di ancora più grande: battere preti, filosofi e psicologhi nel trovare una soluzione all'amore che si spezza: risposarsi, così da ridurre di nuovo i costi, riportandoli al livello di partenza.

to get further information on the reasons why to remain with the partner


--------------------------------------- @ flickr ---------------------------------------

1 dicembre 2007

Distretti ad alta compatibilità?!

Riporto un post che ho scritto su first draft

La scorsa settimana si è tenuto a Pisa il convengo “I distretti produttivi italiani: energia e sicurezza. Cambiamo prospettiva! ” sul tema del ruolo dei distretti nel campo della sostenibilità ambientale.
L’importanza dell’attenzione all’uso delle risorse e della progettazione di prodotti a basso impatto ambientale non è certamente un argomento nuovo. Le recenti impennate del prezzo del petrolio e la nuova ondata di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema dei disastri ambientali prossimi venturi mantengono viva la materia in articoli e discussioni.
Il punto su cui ormai molti concordano è tuttavia che la questione ambiente non sia solo una materia da ambientalisti incalliti ma anche e soprattutto da oculati investitori e imprenditori.
Lo scenario proposto al convegno di Pisa sottolinea come i distretti industriali possono tradurre al meglio le sfide ambientali in opportunità economiche. Grazie l’utilizzo dei meccanismi propri del distretto - processi di coopetition, ruolo di imprese leader e processi emulativi, ruolo di attori locali aggregatori di imprese che fungono da promotori di una nuova cultura dell’utilizzo dell’ambiente e soggetti attivi nella ricerca e nel trasferimento tecnologico - e grazie a una crescente attenzione da parte degli attori istituzionali nel sensibilizzare i contesti locali sugli scenari di evoluzione futuri, è possibile immaginare un’evoluzione del sistema locale che mantenga la competitività delle imprese distrettuali sui mercati internazionali e che metta in moto un processo di innovazione ambientale economicamente sostenibile. Il distretto, forte della sua dimensione relazionale e cooperativa, potrebbe rappresentare uno spazio ideale per l’innovazione tecnologica e per la diffusione di best practice in questo ambito.
In concreto, una proposta di intervento per l’efficienza energetica a livello territoriale è stata prospettata per il distretto conciario di Santa Croce sull’Arno e vedrà il coinvolgimento di imprese, attori istituzionali, fornitori di tecnologie e soggetti finanziatori in una logica di cooperazione tra pubblico e privato. Sarà interessante andare a capire nel futuro prossimo gli sviluppi di tale iniziativa.

22 novembre 2007

Eco-case: business futuribile o possibile?

Case belle, eco-friendly e poco costose!?
Possibili secondo il progetto di Symbola e Mario Cucinella, che sarà proposta oggi alla Fiera Campionaria a Milano.
Il risparmio avviene, nell'idea dei creatori, grazie alla presenza dei pannelli solari che coprono il tetto e che in dieci anni, grazie alla vendita di elettricità e il risparmio, ripagano l'impianto trasformandolo poi in una rendita (di 1.860€ l'anno)
Il progetto consiste nella progettazione di una casa che sia, inoltre, altamente personalizzabile ma anche "socializzabile": l'idea è quella di rendere possibile la messa in comune di alcune strutture, i costi delle quali possano essere così condivisi, riducendo così sia i costi che i consumi pro-capite.
Quindi, la casa sostenibile trasforma le problematiche dell'abitare, i costi, i consumi e le emissioni, in opportunità grazie al fotovoltaico e alla progettazione che permette gli amenities-sharing.
Ma sarà proprio vero che il fotovoltaico basterà per ripagare i costi? Che basterà per rendere la casa veramente eco-friendly? Mi sembra che l'obbiettivo di questo progetto sia troppo legato alla possibilità di vendere l'energia fotovoltaica, realtà che in Italia è ancora troppo incerta.
Forse la via più praticabile e efficace è la proposta di Greenpeace&C. per ridurre i consumi combattendo gli sprechi energetici.

to get more info. http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/ambiente/casa-ecologica/casa-ecologica/casa-ecologica.html

12 novembre 2007

triste attualità

Ma un ultrà derubato chiama la polizia?

9 novembre 2007

PETRO FEVER

E' da più di una settimana che, su tutti i giornali, la bagarre attorno al prezzo del petrolio non si schioda dalla sua posizione in prima o seconda pagina. Che motivo dietro a tanto rumoring? Il petrolio ha infranto un prezzo simbolo: 100 dollari al barile e si sa che i numeri tondi fanno sempre molta impressione, ma non è tutto qui.

Oggi ho scoperto che qualcosa di nuovo c'è effettivamente dietro a questa ultima corsa pazza al rialzo. Actually, dietro a molta parte di questo scenario c'è la paura stessa che si realizzi. Le recenti previsioni negative dell'AIE , insieme ad altri avvertimenti simili sul clima, sembrano avere infatti un impatto effettivo sull'economia mondiale.

Bene? Not really, perché quello che hanno provocato sono al momento solo le speculazioni di famelici trader che scommettono sul rincaro del petrolio comprando contratti d'acquisto che lucrano sulla scommessa che il prezzo salirà (il che non necessita di una grande propensione al rischio a dirla tutta). Il prezzo di questi future va poi a influenzare anche il prezzo reale, che risulta così gonfiato non solo per le politiche dell'OPEC e la crescita esponenziale dei consumi, soprattutto nella Cindia. La classica storia della profezia che si auto-avvera.

Insomma, le analisi mondiali non riescono a risollevare le sorti dell'approccio alla sostenibilità ambientale, ma almeno riusciranno a far ridurrre i consumi, innescando involontariamente un meccanismo che, aumentando il costo opportunità del petrolio, funga da carbon tax riducendone i consumi?


.................the firing debate must go on..................

8 novembre 2007

UN PO' DI ATTUALITA' PER RICOMINCIARE

In giorni in cui le ipotesi su quale sarà la versione definitiva della finanziaria impazzano, faccio anche io le mie previsioni su quali saranno i punti fermi, sperando di vincere la schedina.

"Per aggirare la trappola berlusconiana, pare che il governo stia preparando tre emendamenti alla finanziaria. Eccoli in anteprima.

Tetto agli ingaggi. L'opposizione non potrà promettere più di 250 mila euro a un senatore di maggioranza, 275 mila a un ministro e 300 mila a un leader di partito. Nuove regole anche per le vendite in blocco dei gruppi: fino al 5 gennaio saranno proibiti i saldi.

Introduzione della ricevuta fiscale. Il parlamentare che riceve compenso per il proprio voto dovrà rilasciare ricevuta fiscale. Al terzo scontrino no rilasciato scattano la chiusura del collegio e il ritiro della tessera per lo stadio.

Sconti ai pendolari. I parlamentari che fanno la spola tra i due poli avranno diritto, se la piantano, a una consistente riduzione sul biglietto delle montagne russe (l'unico mezzo di trasporto che ancora pagano di tasca propria)
."

"Bonsai" di Sebastiano Messina, così su La Repubblica del 8.11.07

.......l'economia nazionale, nell'attesa, ringrazia......

28 maggio 2007

Tecnologie made in America

Come se la passano a tecnologie le aziende americane?
A quanto pare molte di esse hanno capito le potenzialità offerte dalle tecnologie, ma non di tutte. Prima fra tutte, come d'altronde anche in Italia, c'è l'utilizzo dell'e-mail; però, sorpresa, non tutte le aziende ne fanno uso, preferendo ancora i tradizionalissimi telefono e fax. Più del 60% invece ha un sito internet, che per il 22% circa delle aziende è anche un mezzo per effettuare l'e-commerce, utilizzato principalmente per aumentare le clientela.
Il dato è ancora più interessante se si considera che la dimensione media delle aziende americane intervistate non è grandissima, (92 dipendenti vs. 74 delle aziende italiane).
Fatta eccezzione per l'utilizzo della banda larga, le tecnologie che seguono, nella classifica, e-mail e sito internet, sono EDI, intranet e corporate banking.

24 maggio 2007

Vantaggio competitivo?

Su cosa si basa il vantaggio competitivo delle aziende del tessile e abbigliamento del North Carolina? Ma sorattutto come si posizionano questi fattori in confronto con i responsi delle aziende italiane?
A quanto pare vincitore indiscusso, in America, è un vantaggio da riduzione dei costi. Niente che ci stupisca in effetti, visto che tutti gli operatori confermano che nel mercato americano il fattore principale sul quale si combatte per conquistare i consumatori è il prezzo.
Non il design, non la qualità, il prezzo.
Solo in terza posizione troviamo, invece, l'innovazione, che è in pole position per le aziende del T&A di molti dei più importanti distretti italiani. Importante sembra essere anche il servizio al cliente, fattore sul quale, invece, molte aziende italiane sembrano puntare in maniera minore.
Cosa si può ricavare da queste affermazioni? Sicuramente una conferma della differenza nel mercato finale tra i due paesi e quindi nel differente focus delle aziende americane vs. italiane. Ma allo stesso tempo anche una somiglianza: forse che le aziende del tessile&abbigliamento abbiano realizzato che sia indispensabile, per rimanere competitivi, puntare su innovazione, servizio e qualità (quarta per le americane ed invece seconda per le italiana)?

17 maggio 2007

Road trip #4



La quarta e ultima azienda visitata è stata uno dei casi più interessanti, sia perchè leader indiscusso del suo settore, la calzetteria, sia perchè sta intraprendendo dei percorsi di sviluppo molto interessanti e molto simili a quelli che ritroviamo in italia. Per onor del vero, bisogna dire che uno dei motivi alla base di questa somiglianza è anche il fatto che l'azienda è da poco parte di un gruppo facente capo ad un'azienda italiana di successo.

A differenza della stra grande maggioranza delle aziende americane del settore, quest'impresa ha aperto (questa settimana) un punto vendita mono marca. Inoltre ha deciso di puntare su un ampliamento della propria gamma produttiva per presentarsi sul mercato non più solo come azienda di calzetteria, ma come azienda del fashion più in generale.

Per finire, non poteva mancare, per il parallelo con l'Italia, una citazione sul design, vantaggio competitivo principe dell'azienda, con tanto di intero ufficio (a new york ovviamente) dedicato allo sviluppo di idee creative.

16 maggio 2007

Road trip #3



A chi non avesse ben chiaro cosa si intende per integrazione verticale, consiglio di visitare un giorno uno stabilimento di produzione di filati in nylon o polyestere, magari uno americano, come quello che ho avuto modo di visitare. Il processo di produzione è assolutamente capital intensive e molto, molto sofisticato. L'impianto che ho visitato è il più grande di una delle multinazionali del settore: a partire dal settimo piano in giù, mi è stato possibile vedere la produzione che parte da un piccolo granello di POY per arrivare a un filato finito e confezionato, sulle specifiche del cliente, pronto per essere spedito al richiedente.

L'azienda è passata in dieci anni a ridurre di un quarto la produzione. Ma non si può dire che si comporti passivamente nei confronti di queta situazione: anzi. La corporation è un buon esempio di come si può innovare, anche quando il proprio prodotto è relativamente commodity e "lontano dal mercato finale". L'azienda infatti investe molto in R&S, che la portata alla realizzazione di prodotti altamente specializzati (anti UV, anti odori,...) e sempre più performanti (tutti i prodotti sono anche certificati ISO). Ancora più interessante, se non altro per l'originalità, è il fatto che ha creato dei brand per i propri prodotti, che pubblicizza presso il mercato finale, per aumentare l'awareness del proprio prodotto e quindi fare pressione sui propri clienti diretti.

Riuscirà la nostra impresa a sopravvivere al fatto che il proprio mercato finale si sta spostando tutto fuori dai confini americani (e una volta lì non sembra porre troppa importanza sulla qualità)?
Chi vivrà vedrà. Nel frattempo consiglio di vedere il loro sito

12 maggio 2007

Road trip #2

Anche i grandi conquistatori americani sono stati colonizzati da più di qualche FDI.
Io ho avuto la fortuna di visitare lo stabilimento di uno dei più grandi produttori di macchinari per il tessile al mondo. Il gruppo ha sede in Germania, ma ha stabilimenti anche in Cina, India, Italia e tra gli altri, North Carolina, proprio al centro di quello che loro hanno riferito essere "per il tessile quello che la mecca è per l'islam".

L'azienda è leader indiscusso. L'unico loro problema è avere il 100% di un mercato 0%. L'azienda è competitiva, ma è il suo mercato finale che scarseggia. Con lo spostamento della produzione nei paesi dell'est asiatico (anche qui è la Cina a rappresentare lo spauracchio maggiore) il loro mercato finale, che è prevalentemente gli US (per lo stabilimento americano), si è ridotto a vista d'occhio.

Uno dei loro punti di forza è il servizio ai clienti (ragione per cui continuano a restare nel mercato americano) e la continua innovazione(a livello corporate). Uno dei mercati in cui investono di più è il non-woven: la loro sensazione è che questo comparto sarà l'unico a restare negli US, mentre tutto il resto si trasferirà oltreoceano.

......we suggest to visit http://www.truetzschler.com/home/ ....

road trip #1



Italia piccola Italia, ma onnipresente nel mondo! La prima azienda che siamo andati visitare è una produttrice di calze e calzini: medio piccole dimensioni, una probabile quota di mercato che non supera il 2% (l'80-90% del mercato è coperto da due sole grandi aziende!), vende soprattutto a due dei maggiori colossi americani: wal-mart e J C Penney. Cercano di innovare, e stanno cominciando a produrre una nuovo brand, indipedente da quello che vendono ai propri clienti maggiori, ma sembrano essere abbastanza vincolati dalla relazione con questi grandi retailer.

Che cosa c'entra l'Italia con tutto questo?
C'entra un bel po', visto che metà di quello che vendono ai Wal-mart di turno proviene da Pompea: l'azienda americana importa questi prodotti (che non è in grado di realizzare perchè non ha i mecchinari necessari), provvede al packaging e spedisce il tutto direttamente ai clienti.

Nel complesso l'azienda non sembra male, i CEO e proprietari hanno una visione tutto sommato positiva del loro futuro, anche se riconoscono la propria posizione nel mercato. La cosa più interessante tuttavia, sembra essere il modo in cui gestiscono la loro catena del valore: relational con i loro fornitori (italiani compresi), captive con i propri clienti.

Dimenticavo. L'azienda ha internalizzato completamente i propri sistemi informativi: dopo una brutta esperienza con ERP ed altri software di tipo proprietario, l'azienda ne ha svilupatti di propri, internally, che sono un fit migliore per la loro attività. Così fit che li hanno venduti anche ad altre aziende.

7 maggio 2007

web sì, tecnologie di rete no

A quanto pare il diffuso utilizzo della banda larga negli US produce effetti positivi anche per le aziende del tessile. Penso sia questa infatti una delle spiegazioni piu' plausibili al differente utilizzo delle tecnologie dalle aziende qui in NC. Tralasciando il caso delle grandi aziende, che e' scontato utilizzino molte tecnologie, e' interessante secondo me analizzare come si comportano le piccole medie imprese, sia perche' sono la maggioranza, sia perche' sono le piu' paragonabili all'italia.
Dunque, se come ho gia' commentato, sembra che non utilizzino tecnologie di rete (ERP, CRM, SFA,...) allo stesso tempo, pero', molte di esse sembrano avere un sito internet, che qualcuna utilizza anche per vendere on-line(e non solo prodotti di nicchia). Da questo punto di vista mi sembra di scorgere una differenza con l'Italia, dove spesso quando si cercano informazioni sulle aziende via google, l'unico risultato e' il sito delle pagine gialle!

Waiting for the figure to confirm these hypotheses!

3 maggio 2007

exportiamo?

Che l'Italia sia un'economia fortemente orientata all'export è cosa risaputa. Il made in Italy ha da sempre puntato ai mercati esteri, a volte più di quello interno.
Non stupisce quindi che in America, e più in particolare qui in North Carolina l'export sia una dimensione molto minore. Tuttavia mi sembra interessante soffermarsi sui motivi che possono spiegare una differenza che è, pur se si parla degli stessi settori, davvero rilevante.

Prima di tutto secondo me gioca un ruolo fondamentale la dimensione del mercato interno (gli US rappresentano un mercato che può essere paragonato all'intera europa più che alla sola Italia). Anche il tipo di produzione può fornire valide spiegazioni: prodotti di nicchia vs commodity richiedono un mercato di dimensioni diverse.

Che possa essere utilizzata anche una spiegazione geografica? Per esportare dall'Italia basta attraversare le Alpi o spedire una nave a poche ore di distanza, dall'America bisogna, invece, affrontare viaggi più importanti. Se però l'export italiano del T&A è abbigliamento è maggiormente o comunque considerevolmente verso l'estremo oriente o altri stati dall'altra parte del globo, questa possibile spiegazione perde di importanza.

Un ultima differenza a cui riesco a pensare è quella della tipologia di produzione, o meglio, di fase della catena del valore, e cioè fasi a monte (NC) versus fasi a valle (Italy) della catena del valore del tessile e abbigliamento.

C'ho azzeccato? Something missing?

1 maggio 2007

tecnologie, america e luoghi comuni

Strano ma vero! A quanto pare qui in America di tecnologie se ne intendono come, se non meno, delle nostre aziende made in Italy. O almeno questo è quello che dichiarano i boss delle aziende del tessile e abbigliamento (più tessile che abbigliamento in effetti) della North Carolina.

Da uno sguardo parziale alla ricerca che stiamo svolgendo, pare che molte delle imprese non abbiano tecnologie pi avanzate che l'utilizzo dell'e-mail. Alla domanda "avete un sistema ERP e\o CRM" la risposta più gettonata è "what?". Per quanto riguarda Skype la percentuale è ancora più bassa. Mi sembra di capire, infatti, che non è molto diffuso neanche al di fuori dell'ambiente aziendale: pochissime persone qui lo usano per scopi personali!! E simili risposte sono state ottenute anche per quanto riguarda tutto il resto del lungo elenco di tecnologie. Molti CEO, quando intervistati, hanno spudoratamente dichiarato che di tutte queste tecnologie loro non ne sanno niente, e tanto non ne vogliono neanche sapere, visto che per il loro business "non servono"-

Sicuramente il campione che abbiamo utilizzato non è un granchè significativo, visto il basso numero di risposte in relazione al totale di aziende del T&A in NC, ma sicuramente dobbiamo essere stati davvero sfortunati nella scelta del campione se il risultato che stiamo ottenendo è di molto diverso dalla media settoriale.

Che la scarsa propensione alla tecnologia sia un caratteristica solo del tradizionale e in crisi settore del tessile & abbigliamento? Sarebbe interessante verificarlo, se non altro per il gusto di sfatare un mito negativo relativo alle aziende italiane.